Menu Chiudi

Recupero crediti, dove sta andando il mercato? I numeri del CVDAY 2018

I crediti deteriorati in circolazione in Italia superano i 400 miliardi di euro: 220 sono sui bilanci delle banche, 140 in mano agli investitori, e i restanti 50 miliardi arrivano dalle imprese (utilities, tlc, assicurazioni). Negli ultimi 12 mesi i NPL “bancari” si sono ridotti di 79 miliardi per effetto delle pressioni normative e della cessione di grossi portafogli e ci si aspetta che a fine anno le cessioni raggiungano i 94 miliardi. A questi si aggiungono 14 miliardi di UTP ceduti tra il 2017 e il 2018.

Sono i numeri che arrivano dal Credit Village Day, il consueto appuntamento, punto di riferimento del credit management italiano e straniero, che si è svolto ieri a Milano con grande successo. Oltre 1000 i partecipanti all’evento che quest’anno è giunto alla sua 12° edizione.

La giornata è stata fitta di contenuti ed interventi, con sessioni e tavole rotonde dedicate ai servicer indipendenti e al tema Mergers & Acquisitions. Sono state presentate due indagini preparate ad hoc per il CVDAY: l’overview sulle dinamiche evolutive, le opportunità e le minacce della credit collection, illustrata da Francesco CataldiDirector di PwC, e l’indagine presentata da Guido Romano, Responsabile dell’ufficio studi di Cerved Group, che ha evidenziato lo stato di salute del settore del recupero crediti in termini di volumi, ricavi, redditività, e performance.

Con un fatturato di circa 750 milioni di euro e oltre 6200 addetti, le agenzie di recupero crediti attive nel 2018 sono 1502, in crescita del 21% rispetto a 10 anni fa (+120% di addetti). Il settore è sempre più polarizzato e ben il 65,3% del totale dei ricavi totali viene realizzato da un numero piuttosto contenuto di aziende con fatturati superiori ai 10 milioni. La redditività del settore, invece, ha segnato un continuo calo dal 2010, anno in cui ha toccato il valore più alto del 14,5%, al 2015, quando l’andamento del MOL ha raggiunto il limite più basso di 9,2%. Negli ultimi due anni la redditività è tornata a salire raggiungendo il valore del 13,4% nel 2017. Il ROA è in forte declino dal 2014 e l’anno scorso ha toccato il valore più basso di 4,2%. C’è, però, da sottolineare il dato sulle piccole imprese che registrano un ROA più alto, che arriva al 7,6%. Cosa vediamo all’orizzonte? La fase dei bassi tassi di interesse sta per volgere al termine e senza shock sul contesto marco-economico i default continueranno a diminuire.

Guardando, invece, ai servicer indipendenti, ci si aspetta una stagione da veri protagonisti: il 2018 è stato un anno scintillante per chi ha venduto e comprato portafogli, adesso tocca ai servicer gestire la grande mole di crediti deteriorati. E in un mercato sempre più complesso ed imprevedibile la strada giusta per crescere e posizionarsi in modo competitivo è quella di aggregarsi. Non a caso sono diversi i recenti casi di fusioni e acquisizioni. Sono 3 le aree principali in cui è articolata la catena del valore del credit servicing: Acquisition, Management & Collection e Repossession. Diventa sempre più importante, per ciascun operatore, valutare attentamente la migliore opzione di evoluzione del proprio modello di business sulla base delle proprie specificità.

In parallelo al CVDAY si è svolta la prima edizione del CVFintechDAY, che ha indagato l’impatto del fenomeno Fintech sull’industria del credito e dei servizi finanziari sia dal punto di vista degli intermediari tradizionali, che dei nuovi entranti e delle startup. Nello specifico sono stati approfonditi gli sviluppi nel settore del WealthTech e dell’InsurTech dove la competizione è sempre più accesa tra nuovi servizi (Robo Advisor, Digital Brokerage, Micro-investing Platform) e player digitali volti ad attrarre nuove fasce di clientela. Uno scenario in cui si stanno aprendo interessanti opportunità di business e partnership strategiche tra gli operatori tradizionali e i nuovi entranti.

 

Tratto dal sito creditvillage.news